Redditività per cliente: il conto che quasi nessuno fa e che cambia il commerciale

Il cliente che fattura di più non è quasi mai quello che rende di più. Come vedere la differenza.

8 minDirezione, commerciale, controllo di gestione

Cosa portare a casa

Risposta breve

La redditività per cliente somma tutte le commesse di quel cliente e ci aggiunge quello che non sta in nessuna commessa: il tempo commerciale, le riunioni, le richieste fuori contratto, i ritardi di pagamento. È un conto diverso da quello per commessa, e produce classifiche spesso opposte a quelle basate sul fatturato.

Il cliente che fattura di più è spesso quello che richiede più tempo non fatturato.

I ritardi di pagamento sono un costo, e vanno attribuiti al cliente che li genera.

Il dato serve al commerciale prima che all'amministrazione.

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Perché la classifica per fatturato inganna

In quasi tutte le aziende esiste una classifica implicita dei clienti basata sul fatturato, e viene usata per decidere a chi dedicare attenzione. Il problema è che il fatturato non tiene conto di quanto costa servire ciascuno, e le differenze su quel fronte sono grandi.

Cosa distingue un cliente costoso da uno redditizio
FattoreCliente redditizioCliente costoso
Richieste fuori contrattoRare, o formalizzate come variantiContinue, gestite per non litigare
Tempo commercialePoche riunioni, decisioni rapideMolti incontri, decisioni che tornano indietro
Qualità delle specificheChiare: si lavora una volta solaVaghe: rilavorazioni frequenti
Tempi di pagamentoNei terminiSistematicamente oltre
Trasferte richiesteProporzionateSproporzionate rispetto al valore
Chi decideUn referente con autoritàPiù persone, nessuna che chiude

Cosa aggiungere alle commesse

Il costo delle commesse lo avete già, se fate controllo di commessa. Quello che manca sono quattro voci che nessuna commessa contiene e che pesano più di quanto si creda.

  1. 01

    Il tempo commerciale

    Riunioni, offerte, presentazioni, telefonate. Va imputato al cliente, non a una commessa: le offerte perse fanno parte del costo di quel cliente.

  2. 02

    Le richieste fuori contratto

    Le piccole cose fatte per cortesia. Prese singolarmente sono nulla, sommate su un anno sono spesso settimane di lavoro.

  3. 03

    Il costo dei ritardi di pagamento

    Un cliente che paga a novanta giorni contro i trenta concordati vi sta usando come banca. È un costo finanziario reale e va attribuito a lui.

  4. 04

    Le rilavorazioni

    Il lavoro rifatto perché le specifiche erano cambiate o poco chiare. Va tracciato come tale, non nascosto dentro le ore di commessa.

Cosa farne, una volta che il dato esiste

SituazioneAzione possibile
Cliente con fatturato alto e margine bassoRinegoziare le condizioni, o formalizzare le varianti
Cliente con molte richieste fuori contrattoIntrodurre un contratto di assistenza a canone
Cliente che paga sistematicamente in ritardoAnticipi più alti, o prezzo che ne tiene conto
Cliente piccolo ma molto redditizioCapire perché e cercarne di simili
Cliente in perdita da due anniDecisione consapevole: tenerlo per altri motivi, o lasciarlo

L'ultima riga è quella che rende utile tutto il calcolo: senza il dato, un cliente in perdita resta tale per anni perché nessuno se ne accorge. Con il dato, si può decidere di tenerlo — magari per volume o per referenza — ma consapevolmente.

Quando il conto vale la pena

  • Quando pochi clienti rappresentano gran parte del fatturato: lì una differenza di redditività pesa molto.
  • Quando lavorate a progetto e i clienti tornano: il dato ha senso solo su relazioni che durano.
  • Quando percepite che alcuni clienti «costano», ma non riuscite a dimostrarlo: il calcolo trasforma una sensazione in un numero.
  • Prima di rinnovare un contratto quadro o di rivedere un listino.

Non vale la pena quando i clienti sono molti e le commesse piccole e simili tra loro: lì la differenza si perde nel rumore e il costo di raccolta supera il beneficio.

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Domande frequenti

Perché il cliente che fattura di più non è il più redditizio?

Perché il fatturato non considera quanto costa servirlo: richieste fuori contratto, tempo commerciale, rilavorazioni per specifiche vaghe, ritardi di pagamento. Sommate su un anno queste voci possono azzerare il margine di un cliente importante.

Cosa va aggiunto al costo delle commesse?

Quattro voci: il tempo commerciale, incluse le offerte perse, le richieste fuori contratto fatte per cortesia, il costo finanziario dei ritardi di pagamento e le rilavorazioni dovute a specifiche poco chiare.

Come si convincono i commerciali a imputare le ore ai clienti?

Spiegando che serve a capire quali clienti costano da acquisire e da mantenere, non a misurare chi lavora di più. È una distinzione che va detta esplicitamente, perché il sospetto opposto è naturale e rende i dati difensivi.

Il ritardo di pagamento è davvero un costo?

Sì: un cliente che paga a novanta giorni invece dei trenta concordati vi sta usando come fonte di finanziamento, e quel denaro ha un costo. Attribuirlo al cliente che lo genera è corretto e a volte cambia la valutazione complessiva.

Quando non vale la pena fare questo calcolo?

Quando i clienti sono molti e le commesse piccole e simili tra loro: le differenze si perdono nel rumore e il costo della raccolta supera il beneficio. Ha senso quando pochi clienti pesano molto e le relazioni durano nel tempo.

Prendi i tuoi cinque clienti principali per fatturato e prova a ordinarli per margine: se l'ordine cambia, hai trovato una conversazione da fare in direzione commerciale.

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