Siti web per studi legali: farsi trovare da chi ha un problema preciso

    Chi cerca un avvocato non cerca «studio legale»: cerca il proprio problema. Come costruire un sito su quelle domande, rispettando i vincoli deontologici.

    Un sito che elenca «diritto civile, penale, del lavoro» non porta clienti: compete con migliaia di siti identici. Funzionano invece le pagine costruite sul problema concreto — licenziamento, separazione, recupero crediti, contestazione di una multa — perché è così che le persone cercano. Si parte da poche centinaia di euro, e il vincolo da rispettare è la deontologia sulla comunicazione informativa.

    7 minTitolari di studio, avvocati, responsabili marketing

    Nessuno cerca «studio legale»

    Chi ha bisogno di un avvocato quasi mai parte dalla materia giuridica: parte dal fatto che gli è successo qualcosa. Non digita «diritto del lavoro», digita «mi hanno licenziato senza preavviso cosa posso fare». Non cerca «diritto di famiglia», cerca «quanto costa una separazione consensuale».

    È una differenza che cambia tutto il sito. Un elenco di materie non intercetta nessuna di quelle ricerche; una pagina che risponde davvero a quella domanda le intercetta tutte, e arriva a una persona che in quel momento ha un problema e sta cercando chi lo risolva.

    Pagina che non porta contattiPagina che ne porta
    Diritto del lavoroLicenziamento illegittimo: cosa fare e in quanto tempo
    Diritto di famigliaSeparazione consensuale: procedura, tempi e costi
    Recupero creditiUn cliente non paga la fattura: le strade possibili
    Diritto commercialeContratto di fornitura: le clausole che fanno la differenza
    Diritto immobiliareVizi occulti dopo l'acquisto di casa: cosa si può chiedere
    Chi siamoChi siamo, con le persone dello studio e le loro specializzazioni

    I vincoli deontologici, senza paralizzarsi

    La comunicazione dell'avvocato è regolata dal codice deontologico forense: deve essere veritiera, corretta, non equivoca e non suggestiva, e non può assumere forme comparative o elogiative. Non significa che non si possa comunicare: significa che si comunica informando.

    Quello che funziona e rispetta i vincoli

    • Contenuti informativi che spiegano una procedura, i tempi e i diritti di chi legge.
    • Indicazione chiara delle materie trattate e delle specializzazioni reali.
    • Titoli, percorso professionale e pubblicazioni dei professionisti dello studio.
    • Trasparenza sui criteri di determinazione del compenso, che è informazione dovuta.
    • Nessuna promessa di risultato, nessun confronto con altri professionisti, nessun tono pubblicitario.

    Il lato operativo: l'area riservata al cliente

    Oltre al sito, l'intervento con il ritorno più concreto in uno studio è la riduzione delle telefonate di aggiornamento. «A che punto è la mia pratica» è la domanda che interrompe più spesso il lavoro, e la risposta richiede quasi sempre di cercare qualcosa.

    • Stato della pratica con le fasi in linguaggio comprensibile, non con la terminologia interna.
    • Documenti depositati e ricevuti, consultabili in qualsiasi momento.
    • Scadenze e prossimi passi, comunicati prima e non su richiesta.
    • Caricamento documenti da parte del cliente, con richieste guidate.
    • Tracciamento degli accessi: qui i dati sono sempre sensibili e vanno trattati come tali.

    Domande frequenti

    Un avvocato può farsi pubblicità online?
    Può fare informazione, non pubblicità in senso promozionale. Il codice deontologico forense richiede che la comunicazione sia veritiera, corretta, non equivoca né suggestiva, e vieta forme comparative o elogiative. Contenuti che spiegano procedure e diritti rientrano pienamente in ciò che è consentito.
    Quanto costa un sito per uno studio legale?
    Si parte da poche centinaia di euro. Quello che sposta il prezzo è quante pagine di materia servono e chi scrive i contenuti: in questo settore la scrittura è delicata, perché deve essere corretta sul piano giuridico e comprensibile a chi non è del mestiere.
    Posso pubblicare i costi delle prestazioni?
    L'informazione sui criteri di determinazione del compenso è dovuta al cliente, e renderla disponibile sul sito è coerente con quel principio. Conviene indicare criteri e fasce piuttosto che prezzi secchi, e far verificare la formulazione al proprio Ordine.
    Le recensioni dei clienti sono ammesse?
    È un terreno delicato, perché il confine con la comunicazione elogiativa è sottile e c'è anche il tema della riservatezza. Va valutato con il proprio Consiglio dell'Ordine: in generale, i contenuti che dimostrano competenza funzionano meglio e senza rischi.
    Serve un blog?
    Serve una libreria di contenuti che rispondano alle domande dei clienti, che è una cosa diversa da un blog di aggiornamenti normativi. Un articolo che spiega cosa fare dopo un licenziamento porta contatti per anni; una nota su una sentenza recente porta lettori tra colleghi.

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