Chatbot per aziende: quale serve al tuo caso
Otto assistenti semplici, ognuno con un compito preciso. Si parte da poche centinaia di euro e si vede il risultato in due o tre settimane.
Un chatbot ha senso quando sa qualcosa che il sito non dice: lo stato di un ordine, cosa c'è scritto in un manuale, quali orari sono liberi. Se ripete le pagine di aiuto aggiunge un passaggio senza aggiungere informazione. Qui trovi otto assistenti, ciascuno con un compito preciso e con il dato che deve leggere per svolgerlo.
Chatbot per l'assistenza e-commerce
Collegato agli ordini, chiude da solo la categoria di richieste più numerosa: «dov'è il mio ordine».
LeggiChatbot per le domande frequenti
Risponde con le informazioni del tuo sito alle domande che oggi arrivano al telefono, ventiquattr'ore su ventiquattro.
LeggiChatbot interno per il personale
Procedure, policy, ferie, spese, IT: le domande interne ripetute smettono di passare dalle stesse due persone.
LeggiChatbot multilingua
Risponde nella lingua di chi scrive, con i tuoi contenuti, anche nelle ore e nelle lingue in cui in azienda non c'è nessuno.
LeggiChatbot che prende appuntamenti
Propone gli orari liberi dal tuo calendario, conferma e manda il promemoria. Lavora nelle ore in cui il telefono squilla a vuoto.
LeggiChatbot che qualifica i contatti
Fa le tre domande che il commerciale farebbe comunque, così la trattativa parte con il contesto invece che a freddo.
LeggiChatbot sui tuoi documenti
Carichi i documenti, l'assistente risponde citando il file e la pagina. Per chi passa il tempo a cercare «dove sta scritto».
LeggiChatbot su WhatsApp
Il canale su cui i clienti scrivono davvero, presidiato anche quando in azienda non c'è nessuno.
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Come si sceglie
Non dal tipo di chatbot, ma dalla domanda che ricevi più spesso. Classifica per un mese le richieste che arrivano al telefono, per email e sui social: la categoria più numerosa indica quale assistente costruire per primo. È l'analisi meno tecnologica e più utile che si possa fare, e serve anche a misurare il risultato dopo.
| Se il problema è | La scheda | Il dato che deve leggere |
|---|---|---|
| Le stesse domande al telefono tutto il giorno | Domande frequenti | Le pagine del sito |
| «Dove sta scritto?» su manuali e listini | Sui tuoi documenti | I documenti aziendali |
| Chiamate perse fuori orario | Prenotazione appuntamenti | Il calendario reale |
| Il commerciale richiama senza contesto | Qualifica contatti | Le domande di qualifica, poi il CRM |
| «Dov'è il mio ordine» ogni giorno | Assistenza e-commerce | Ordini, tracking, giacenze |
| I clienti scrivono su WhatsApp e nessuno risponde | Il numero aziendale verificato | |
| Due persone interrotte tutto il giorno dai colleghi | Interno per il personale | Procedure e policy |
| Richieste dall'estero senza presidio linguistico | Multilingua | I contenuti, nelle lingue che servono |
Le prime due si costruiscono sui contenuti che hai già. Le altre richiedono un collegamento ai tuoi sistemi, ed è quel collegamento — non il modello — a determinare se l'assistente è utile.
Cosa teniamo fermo su tutti
- Dichiara di essere un assistente automatico: le persone lo accettano bene, e reagiscono male quando lo scoprono dopo.
- Risponde a partire dai tuoi contenuti e cita la fonte, invece di attingere a conoscenze generiche.
- Dice «non lo so» e passa a una persona in un clic, sempre.
- Non dà prezzi negoziati, non promette eccezioni, non gestisce reclami: sono impegni presi a tuo nome.
- Registra le domande a cui non ha saputo rispondere, che sono l'elenco preciso di cosa manca nei tuoi contenuti.
Da uno solo a un'infrastruttura
Le schede sono progetti d'ingresso: piccoli, misurabili, con un risultato visibile in poche settimane. Quando funzionano, la domanda successiva è quasi sempre la stessa — «può fare anche questo?» — e a quel punto si parla di collegare più sistemi, gestire permessi e far girare i modelli dove i dati devono restare. È un percorso che ha senso in quest'ordine, non al contrario.