«Un cliente vuole restituire dopo venti giorni: devo accettare?»

    Dipende da una cosa sola, e non è la vostra politica dei resi: è se l'avete informato correttamente prima dell'acquisto. Se non l'avete fatto, i quattordici giorni diventano dodici mesi e quattordici giorni.

    8 minChi vende online a consumatori

    Cosa portare a casa

    Risposta breve

    Chi vende a distanza a un consumatore deve riconoscergli quattordici giorni per ripensarci, senza doverne dare motivazione. Il termine decorre in genere dalla consegna del bene. Se il venditore non informa il consumatore di questo diritto, il termine si allunga di dodici mesi.

    Quattordici giorni dalla consegna, senza obbligo di motivazione.

    Se non informate il cliente del diritto, il termine diventa dodici mesi più quattordici giorni.

    Le spese di restituzione le paga il consumatore solo se glielo avete detto prima.

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    Come funziona davvero

    I termini che contano
    CosaQuando
    Il consumatore può ripensarciEntro 14 giorni, in genere dalla consegna del bene
    Se non è stato informato del dirittoIl termine si prolunga di 12 mesi
    Se lo informate in ritardo, entro quei 12 mesiI 14 giorni decorrono dal momento in cui riceve l'informazione
    Deve restituire il beneEntro 14 giorni da quando comunica il recesso
    Dovete rimborsareEntro 14 giorni dalla comunicazione del recesso
    Potete trattenere il rimborsoFino a quando ricevete il bene o la prova della spedizione

    La seconda riga è quella che costa. Un e-commerce che non ha una pagina chiara sul recesso, o che non la richiama nel processo d'ordine, sta di fatto concedendo più di un anno di ripensamento a ogni cliente, senza saperlo.

    Il rimborso comprende anche le spese di consegna che il cliente ha pagato, ma solo nella misura della consegna standard: se ha scelto una spedizione espressa più cara, la differenza resta a suo carico. Il rimborso va effettuato con lo stesso mezzo di pagamento usato per l'acquisto, salvo diverso accordo.

    Chi paga il reso, e le altre cose che dipendono da voi

    • Le spese di restituzione sono a carico del consumatore solo se lo avete informato prima dell'acquisto. Se non lo avete scritto, le pagate voi.
    • Il cliente risponde della diminuzione di valore del bene se lo ha manipolato oltre quanto necessario per verificarne natura, caratteristiche e funzionamento. Provarlo come farebbe in negozio è consentito; usarlo per due settimane no.
    • Non potete imporre una penale, né trattenere una quota forfettaria «per il disturbo».
    • Potete prevedere condizioni più favorevoli del minimo di legge, ed è una scelta commerciale legittima: trenta giorni di reso sono un argomento di vendita.
    • Il modulo tipo di recesso va messo a disposizione, ma il cliente può recedere anche con una dichiarazione esplicita in qualunque forma.

    I casi in cui il recesso non si applica

    L'elenco è tassativo. Le esclusioni più rilevanti per chi vende online sono queste, e vanno dichiarate nelle condizioni di vendita per poterle far valere.

    • Beni confezionati su misura o chiaramente personalizzati.
    • Beni che rischiano di deteriorarsi o scadere rapidamente.
    • Beni sigillati che non si prestano a essere restituiti per ragioni igieniche o di protezione della salute, se aperti dopo la consegna.
    • Registrazioni audio, video o software sigillati, se aperti.
    • Giornali e periodici, fatti salvi i contratti di abbonamento.
    • Beni che dopo la consegna risultano inseparabilmente mescolati con altri.
    • Contenuti digitali non su supporto materiale, se l'esecuzione è iniziata con l'accordo espresso del consumatore e con la sua accettazione della perdita del diritto.

    Le quattro cose da sistemare sul sito

    Se una manca, state concedendo dodici mesi senza saperlo

    • Una pagina sul recesso raggiungibile e scritta in italiano comprensibile
    • L'informazione richiamata nel processo d'ordine, non solo nel piè di pagina
    • Chi paga la restituzione, detto esplicitamente prima del pagamento
    • Il modulo tipo di recesso disponibile, e un indirizzo a cui inviarlo

    È anche un lavoro che si ripaga in un altro modo: le condizioni di reso chiare sono uno dei fattori che più incidono sulla decisione di comprare da uno sconosciuto. Un negozio che spiega bene come si restituisce vende di più, non di meno.

    Risorse collegate utili

    Domande frequenti

    Vale anche se vendo ad altre aziende?

    No. Il diritto di recesso tutela il consumatore, cioè la persona fisica che agisce per scopi estranei alla propria attività imprenditoriale o professionale. In una vendita fra imprese non si applica, e le condizioni di reso sono quelle che concordate contrattualmente.

    Posso chiedere il motivo del reso?

    Potete chiederlo, e per capire i vostri prodotti è utilissimo. Non potete però subordinare l'accettazione a una motivazione: il recesso è libero e non richiede giustificazione. Rendere la domanda facoltativa è la formula corretta.

    Il cliente ha usato il prodotto: devo rimborsare tutto?

    Potete trattenere un importo corrispondente alla diminuzione di valore, se l'uso è andato oltre quanto necessario a verificare il bene. È però una valutazione che va documentata con fotografie e descrizione, e che conviene usare con parsimonia: una contestazione su cinquanta euro può costarvi una recensione che ne vale molti di più.

    Quanto tempo ho per rimborsare?

    Quattordici giorni dalla comunicazione del recesso, ma potete legittimamente trattenere il rimborso finché non ricevete il bene o la prova che è stato spedito. È la cautela standard, e va scritta nelle condizioni per poterla applicare senza discussioni.

    Se non siete sicuri di cosa dicono oggi le vostre condizioni di vendita, mandateci l'indirizzo: guardiamo le quattro cose della lista e vi diciamo se state concedendo dodici mesi senza volerlo.

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