«Un cliente mi ha scritto che vuole i suoi dati cancellati»

    C'è un termine di legge che decorre dal giorno in cui la richiesta arriva, e non tutte le richieste vanno accolte. Ecco come si risponde senza sbagliare in nessuna delle due direzioni.

    8 minTitolari, amministrazione, assistenza clienti

    Cosa portare a casa

    Risposta breve

    Il regolamento europeo riconosce a ogni persona il diritto di sapere quali suoi dati trattate, di farli correggere e, in determinati casi, di farli cancellare. La risposta va data senza ingiustificato ritardo e comunque entro un mese dal ricevimento, prorogabile di due mesi per richieste complesse dandone motivata comunicazione.

    Il termine è un mese dal ricevimento, prorogabile di due con comunicazione motivata.

    Cancellare tutto è spesso l'errore: fatture e scritture contabili vanno conservate per legge.

    Il silenzio è la risposta peggiore: anche un diniego motivato chiude la pratica correttamente.

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    I termini, che decorrono da subito

    CosaEntro quando
    Riscontro alla richiestaSenza ingiustificato ritardo, comunque entro un mese dal ricevimento
    Comunicazione di prorogaEntro lo stesso mese, spiegando i motivi del ritardo
    Proroga massimaDue mesi ulteriori, per richieste complesse o numerose
    Se non date seguitoSempre entro il mese, spiegando perché e indicando come reclamare

    Il termine decorre da quando la richiesta arriva in azienda, non da quando qualcuno la nota. È il motivo per cui una richiesta finita nella casella di un collega in ferie è il modo più comune di violare un termine senza accorgersene.

    Il riscontro è gratuito. Solo se le richieste sono manifestamente infondate o eccessive, in particolare per il loro carattere ripetitivo, si può chiedere un contributo ragionevole o rifiutare — ma è una valutazione da motivare, non una scorciatoia comoda.

    L'errore da non fare: cancellare tutto

    Il diritto alla cancellazione non è assoluto. Non si applica quando il trattamento è necessario per adempiere un obbligo legale, e in azienda di obblighi legali che impongono di conservare ce ne sono parecchi. Cancellare una fattura perché il cliente lo ha chiesto significa violare una norma diversa per rispettarne una che in quel caso non lo imponeva.

    Cosa si cancella e cosa no, nella pratica
    Il datoSi cancella?Perché
    Iscrizione alla newsletterSì, subitoSi basa sul consenso, che è stato revocato
    Anagrafica in un CRM senza rapporti in corsoNessun obbligo la trattiene
    Fatture emesse e scritture contabiliNoLe scritture vanno conservate per dieci anni
    Documenti fiscaliNoObbligo di conservazione autonomo
    Contratto in corso di esecuzioneNo, finché è in corsoServe per eseguire il contratto
    Dati necessari a difendere un diritto in giudizioNoConservazione per accertamento o difesa
    Registrazioni di assistenza e ticket chiusiDi norma sìSalvo che servano per una contestazione aperta

    La risposta corretta in azienda è quasi sempre mista: si cancella quello che si può, si blocca l'uso del resto per finalità diverse dall'obbligo, e si spiega per iscritto cosa resta e perché.

    Come si risponde, in pratica

    1. 01

      Segnate la data di arrivo

      È il giorno da cui decorre il termine. Se la richiesta arriva su un canale informale — un messaggio, una recensione, il modulo del sito — vale comunque: la forma non è prescritta.

    2. 02

      Verificate chi sta chiedendo

      Dovete essere ragionevolmente certi dell'identità, e potete chiedere informazioni per accertarla. Attenzione a non esagerare: chiedere un documento per una cancellazione da una newsletter è sproporzionato e vi espone a un problema opposto.

    3. 03

      Cercate in tutti i posti, non solo nel gestionale

      CRM, posta, fogli di calcolo, strumento di newsletter, sistema di ticket, backup. È il momento in cui si scopre quanti posti diversi contengono lo stesso nome, ed è un'informazione utile ben oltre questa pratica.

    4. 04

      Rispondete per iscritto, sempre

      Cosa avete cancellato, cosa resta e in base a quale obbligo, per quanto tempo. Anche se la risposta è un diniego parziale. Una risposta motivata chiude la pratica; il silenzio la trasforma in un reclamo.

    5. 05

      Conservate la richiesta e la risposta

      Sono la vostra prova di aver adempiuto. Vanno tenute anche quando avete cancellato tutto il resto: è una finalità diversa e legittima.

    Come rendere tutto questo veloce, prima che serva

    Quattro cose che trasformano due giorni di lavoro in venti minuti

    • Sapere in quali sistemi vive un cliente: un elenco di quattro righe, aggiornato una volta l'anno
    • Una casella o un modulo dedicato alle richieste, che qualcuno controlla davvero
    • Un modello di risposta già scritto, da riempire
    • Tempi di conservazione decisi per categoria di dato, invece che «per sempre»

    L'ultima riga è quella che risolve il problema alla radice. Un'azienda che ha deciso quanto tiene ogni cosa e lo applica automaticamente riceve meno richieste, risponde più in fretta, e in caso di controllo ha già la risposta alla domanda più difficile: perché avete ancora questi dati?

    Risorse collegate utili

    Domande frequenti

    Devo cancellare anche le fatture?

    No. Le scritture contabili e i documenti fiscali sono soggetti a obblighi di conservazione autonomi, e il diritto alla cancellazione non si applica quando il trattamento è necessario ad adempiere un obbligo di legge. Nella risposta va scritto esattamente questo: cosa resta, per quale obbligo e per quanto tempo.

    Il cliente può chiedermi copia di tutto quello che ho su di lui?

    Sì, è il diritto di accesso, e va riscontrato negli stessi termini. Va fornita copia dei dati trattati e una serie di informazioni sul trattamento: finalità, categorie, destinatari, periodo di conservazione. Non comprende i documenti interni nella loro interezza né i dati di altre persone, che vanno oscurati.

    E se la richiesta arriva da un ex dipendente?

    Valgono le stesse regole, con l'aggiunta che sui rapporti di lavoro gli obblighi di conservazione sono numerosi e lunghi. La risposta sarà quasi sempre parziale, ed è corretto che lo sia: l'importante è motivarla voce per voce anziché rispondere con un no generico.

    Cosa rischio se non rispondo?

    L'interessato può presentare reclamo all'autorità di controllo, che può avviare un'istruttoria. Nella pratica, la maggior parte dei reclami nasce non dal contenuto della risposta ma dalla sua assenza: una risposta motivata, anche negativa, chiude quasi sempre la questione.

    Se non sapete in quanti posti diversi vive un vostro cliente, è quella la domanda da risolvere: in mezz'ora la mappiamo insieme, e la prossima richiesta diventa una mail invece di due giorni.

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