«Il codice resta nostro»: cosa hai comprato, allora?

    Una frase che compare in fondo a molti contratti e che cambia completamente il valore di quello che stai pagando.

    In Italia vale una regola che quasi tutti danno per scontata al contrario: se commissioni un software a un fornitore esterno e non firmate una cessione scritta, i diritti economici restano a chi lo ha scritto. Non è una clausola capziosa del contratto, è il regime ordinario della legge sul diritto d'autore. Pagare lo sviluppo ti dà il diritto di usare il programma; non ti rende titolare dei diritti su di esso, e la differenza emerge il giorno in cui vuoi farlo proseguire da qualcun altro.

    9 minChi commissiona software su misura

    Cosa dice davvero la legge italiana

    Il software in Italia è protetto dal diritto d'autore, non dal brevetto: è equiparato alle opere letterarie dall'articolo 2, n. 8 della legge 22 aprile 1941 n. 633, come modificata dal decreto legislativo 518/1992 che ha recepito la direttiva europea sul software. Da questo discende tutto il resto, comprese le due norme che decidono chi possiede cosa.

    Chi è titolare dei diritti, secondo la legge 633/1941
    Chi ha scritto il softwareA chi vanno i diritti economiciNorma
    Un tuo dipendente, nell'esercizio delle sue mansioniAll'azienda, in automaticoArt. 12-bis
    Un fornitore esterno, su tua commessaAl fornitore, salvo cessione scrittaRegime ordinario: nessuna norma li trasferisce
    Un collaboratore autonomo o uno stagistaA lui, salvo cessione scrittaCome sopra: non è lavoro subordinato

    La prima riga è l'unico caso in cui i diritti arrivano all'azienda da soli. Nelle altre due serve un atto: e l'articolo 110 della stessa legge stabilisce che la trasmissione dei diritti di utilizzazione deve essere provata per iscritto. Un accordo a voce, per quanto in buona fede, in giudizio non si prova.

    Una cosa però la legge te la garantisce comunque: l'articolo 64-ter riconosce a chi ha acquisito legittimamente il diritto d'uso la facoltà di fare una copia di riserva, quando è necessaria per l'uso del programma, e precisa che questa facoltà non può essere esclusa per contratto. È poco rispetto alla proprietà, ma non è niente: è la base per cui pretendere un backup completo e leggibile è sempre una richiesta legittima, qualunque cosa dica il resto dell'accordo.

    Le tre formule possibili, e cosa valgono

    FormulaCosa puoi fareQuando ha senso
    Proprietà piena a teTutto: far proseguire chiunque, rivenderlo, modificarloQuando il software è un pezzo del tuo vantaggio competitivo
    Licenza d'uso perpetua e non esclusivaUsarlo per sempre, farlo modificare da altri se hai il codiceCompromesso ragionevole sulla maggior parte dei progetti
    Licenza legata al canoneUsarlo finché paghiSolo se il prezzo è quello di un abbonamento, non di un progetto

    La riga di mezzo è quella giusta in molti casi reali. Il problema non è quasi mai la formula: è che non viene nominata, e tu scopri quale hai firmato quando provi ad andartene.

    Cosa è ragionevole che resti del fornitore

    Va detto, perché qui la richiesta massimalista è ingenua: nessuno sviluppa da zero ogni volta. Un fornitore con anni di lavoro alle spalle porta componenti riutilizzabili — l'impianto di autenticazione, la struttura di base, librerie interne — e non può cederteli in esclusiva, perché li usa anche altrove. È corretto e non ti danneggia.

    • Librerie e componenti generici riusati su più clienti: restano suoi, tu ne hai licenza d'uso.
    • Il codice scritto per il tuo processo specifico: quello è la cosa che hai pagato, e la proprietà o una licenza perpetua devono essere tue.
    • I dati: sempre e solo tuoi, senza discussione possibile.
    • La configurazione e le personalizzazioni: tue.

    La prova concreta: dove sta il codice oggi

    1. 01

      Chiedi in quale repository si trova

      Il codice vive in un repository — GitHub, GitLab o simili. La domanda è: a quale account è intestato? Se è quello del fornitore, chiedi che l'azienda sia aggiunta come proprietaria.

    2. 02

      Chiedi un accesso in lettura, subito

      Non per leggerlo: per sapere che esiste e che puoi raggiungerlo. È la differenza fra una clausola e un fatto.

    3. 03

      Chiedi come si rimette in piedi

      Il codice senza le istruzioni per installarlo è un armadio senza chiave. Serve un file che spieghi come si avvia il progetto da zero: è normale che esista, e la sua assenza dice molto.

    4. 04

      Fai una copia una volta l'anno

      Una copia scaricata e messa da parte. Cinque minuti, e ti mette al riparo dallo scenario più comune di tutti: il fornitore che chiude.

    Domande frequenti

    Se ho pagato lo sviluppo, il codice non è automaticamente mio?
    No, e questa è la sorpresa più costosa del settore. La legge 633/1941 trasferisce i diritti economici all'azienda in un solo caso: quando il software è stato scritto da un dipendente nell'esercizio delle sue mansioni (art. 12-bis). Per il software commissionato a un fornitore esterno non esiste una norma equivalente: i diritti restano a chi lo ha scritto, salvo cessione, e l'art. 110 richiede che quella cessione sia provata per iscritto. Il pagamento della fattura, da solo, non la prova.
    Un accordo verbale o una email valgono come cessione?
    L'articolo 110 richiede la prova scritta. Uno scambio di email in cui il fornitore dichiara espressamente di cedere i diritti è più solido del nulla ed è stato ritenuto rilevante in giudizio, ma una clausola nel contratto o nell'offerta accettata è enormemente più sicura, e costa la stessa fatica: una riga concordata prima della firma.
    Posso almeno pretendere una copia di backup?
    Sì, e questa non te la può togliere nessun contratto: l'articolo 64-ter comma 2 della legge 633/1941 riconosce a chi ha legittimamente acquisito il diritto d'uso la facoltà di effettuare una copia di riserva quando necessaria all'uso, e stabilisce che tale facoltà non è escludibile per contratto. È il motivo per cui chiedere un backup completo e leggibile è sempre una richiesta fondata.
    Mi serve davvero il codice se non so leggerlo?
    Serve a te no, serve al fornitore successivo. Il valore non è poterlo leggere: è poter far proseguire il lavoro da qualcun altro senza ricominciare da zero. È un'assicurazione, e come tutte le assicurazioni conta solo il giorno in cui serve.
    Il fornitore rifiuta di cedere il codice: è un campanello d'allarme?
    Dipende da come lo rifiuta. «Non posso cederti in esclusiva componenti che uso anche altrove, ma ti do licenza perpetua e il sorgente del tuo progetto» è una risposta professionale. «Il codice resta nostro e basta» su un progetto su misura pagato a prezzo pieno è una risposta che va discussa.
    Vale anche per un sito WordPress o Shopify?
    In parte. Lì la piattaforma non è né tua né del fornitore, ed è normale. Restano tuoi i contenuti, il database, il tema personalizzato e le configurazioni: è quello che va consegnato, insieme a un backup completo e agli accessi amministrativi.

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    Non sai cosa dice il tuo contratto sul codice?

    Mandaci la clausola: in due righe ti diciamo cosa hai e cosa ti manca. Vale anche se il software te l'ha fatto qualcun altro.

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