«Mando preventivi e poi sparisce tutto nel nulla»

    Prima di cambiare i prezzi o il modo di scriverli, conviene misurare tre numeri. Nella maggior parte dei casi il problema non è il preventivo: è cosa succede dopo averlo mandato.

    7 minTitolari e commerciali

    Cosa portare a casa

    Risposta breve

    Un preventivo mandato e mai ripreso in mano è un costo già sostenuto — il tempo per farlo — a cui non corrisponde nessuna probabilità residua. Il tasso di conversione di un'azienda dipende tanto dal contenuto dell'offerta quanto dall'esistenza di un seguito, e il secondo si organizza più facilmente del primo.

    Tre numeri prima di ogni altra cosa: quanti ne mandate, quanti ne chiudete, in quanti giorni.

    Il preventivo mandato e mai ripreso è la perdita più grande e la più facile da recuperare.

    Il silenzio del cliente quasi mai significa no: di solito significa che non è il suo momento.

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    I tre numeri, prima di qualsiasi ipotesi

    NumeroCome si ottieneCosa vi dice
    Quanti preventivi al meseContateli, anche a mano per tre mesiQuanto costa in ore la vostra attività commerciale
    Quanti diventano ordiniRapporto fra i dueSe il problema è a monte o a valle
    Dopo quanti giorni si chiudonoDifferenza fra invio e accettazioneQuando smettere di considerarli vivi

    Il terzo numero è quello che quasi nessuno conosce e che decide l'organizzazione di tutto il resto: se i vostri preventivi si chiudono mediamente in tre settimane, uno fermo da tre mesi non è «in attesa», è perso, e va trattato come tale.

    Con questi tre numeri in mano, la diagnosi diventa quasi automatica. Pochi preventivi e buona conversione significa che manca la domanda a monte: il problema è farsi trovare. Molti preventivi e bassa conversione significa che state quotando lavori che non fanno per voi, oppure che l'offerta non si capisce. Buona conversione ma tempi lunghissimi significa che vi manca solo il seguito.

    Il seguito, che è la parte più trascurata

    Chi non risponde a un preventivo quasi mai ha deciso di no. Ha altro da fare, deve parlarne con un socio, aspetta un altro fornitore, ha una priorità diversa quella settimana. Il silenzio è un'informazione debolissima, e interpretarlo come rifiuto è il modo più rapido per perdere lavori che erano vinti.

    1. 01

      Un primo contatto a tre o quattro giorni

      Non «hai deciso?», ma qualcosa che aggiunga: un chiarimento su una voce, un'alternativa più economica, una disponibilità di agenda. Serve a riaprire la conversazione, non a chiedere un sì.

    2. 02

      Un secondo a due settimane, con una scadenza vera

      La validità dell'offerta, la disponibilità di un materiale, una finestra di consegna. Una scadenza reale aiuta a decidere; una inventata si riconosce e brucia la credibilità.

    3. 03

      Una chiusura esplicita

      «Se non è il momento lo capisco benissimo: lo tolgo dalle cose in sospeso e ci risentiamo fra qualche mese?» È la domanda che dà più risposte di tutte, perché è facile dire di sì a un no.

    4. 04

      Un richiamo a distanza, per quelli chiusi

      Un preventivo perso sei mesi fa è un contatto che vi conosce e che sapete quotare. Richiamarlo costa una frazione di trovarne uno nuovo, e in molti settori è la fonte più economica di lavoro che esista.

    Il preventivo in sé: quattro cose che cambiano la risposta

    • Arrivare per primi conta più di quasi tutto: chi riceve il primo preventivo definisce il metro con cui saranno letti gli altri.
    • Dare tre opzioni invece di una sposta la domanda da «lo faccio o no» a «quale prendo». È l'intervento singolo con l'effetto più misurabile.
    • Scrivere cosa NON è compreso rassicura più di un elenco di cose incluse, perché elimina il sospetto del costo nascosto.
    • Mettere una data di validità reale crea un motivo per decidere; ometterla lascia il preventivo in un limbo che non si chiude mai.

    Risorse collegate utili

    Domande frequenti

    Quante volte posso richiamare senza risultare insistente?

    La percezione di insistenza dipende più da cosa dite che da quante volte lo dite. Tre contatti che aggiungono qualcosa — un chiarimento, un'alternativa, una scadenza reale — sono accettati senza problemi. Tre messaggi identici che chiedono «ha deciso?» sono uno di troppo già al secondo.

    Conviene mettere il prezzo o farsi chiamare?

    Dipende da quanto è standard quello che vendete. Se il prezzo dipende da poche variabili, dichiararlo filtra i contatti e vi fa risparmiare tempo. Se dipende da un sopralluogo o da un'analisi, dare una cifra a caso è peggio che non darne: meglio dichiarare un ordine di grandezza e spiegare cosa lo fa variare.

    Come faccio a sapere se ho perso per il prezzo?

    Chiedendolo, con una domanda sola e senza polemica, a chi vi dice di no. Una parte risponde, e le risposte sorprendono: molto spesso la ragione è il tempo di consegna, un dubbio su un dettaglio, o semplicemente il fatto che qualcun altro ha risposto prima.

    Serve un software per gestire i preventivi?

    Serve un posto dove ogni preventivo ha uno stato e una data di richiamo. Per un'azienda piccola può bastare un foglio condiviso, se qualcuno lo guarda. Il software conviene quando i preventivi sono tanti o quando la costruzione del prezzo è complicata: lì il ritorno si misura in ore liberate e in errori evitati.

    Contate per tre mesi quanti preventivi mandate e quanti si chiudono: con quei due numeri vi diciamo in mezz'ora se il problema è a monte, nell'offerta o nel seguito. Sono tre lavori diversi.

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