Cosa deve contenere il permesso, prima di cominciare un test

Avete deciso di far testare la vostra applicazione. Ancora prima del primo comando serve un documento: è ciò che separa un test legittimo da un reato, e vi protegge entrambi.

7 minCTO, titolari, chi commissiona o esegue un test

Cosa portare a casa

Risposta breve

Un test di sicurezza è, tecnicamente, un accesso a un sistema informatico: senza autorizzazione di chi lo possiede è il reato previsto dall'art. 615-ter del codice penale. L'autorizzazione scritta è ciò che lo rende legittimo, e per essere utile deve definire perimetro, tempi, limiti e responsabilità. Le metodologie riconosciute per i test (come la NIST SP 800-115) mettono questa definizione fra i prerequisiti, non fra le formalità.

Un test senza autorizzazione scritta di chi possiede il sistema è, di fatto, un accesso abusivo: reato (art. 615-ter c.p.).

L'autorizzazione protegge tutti: chi esegue, che agisce nel legittimo; e chi commissiona, che ha definito i limiti.

Deve dire cosa è compreso e cosa no, quando, chi contattare per fermare tutto e chi risponde di eventuali danni.

Va avvisato anche il fornitore del cloud: il suo contratto quasi sempre lo richiede, a prescindere dal vostro accordo.

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Perché è un documento, non una formalità

Chi arriva a questa pagina ha di solito già deciso di fare il test, e scopre che prima serve un contratto. Non è burocrazia: è la cosa che rende legale tutto il resto. La stessa sequenza di azioni — provare a entrare, cercare i punti deboli — è un servizio professionale se autorizzata e un reato se non lo è. L'autorizzazione scritta è la linea, ed è per questo che un fornitore serio la pretende prima ancora di voi: non vi sta chiedendo un favore, si sta mettendo, e mettendovi, al riparo.

Chiunque abusivamente si introduce in un sistema informatico o telematico protetto da misure di sicurezza è punito...

Codice penale, art. 615-ter (accesso abusivo a un sistema informatico)

Cosa deve contenere

Gli elementi di un'autorizzazione utile

  • Chi autorizza: una persona che ha titolo a concederlo per l'azienda proprietaria del sistema.
  • Il perimetro esatto: quali indirizzi, domini e sistemi sono compresi — e, altrettanto importante, quali sono esclusi.
  • La finestra temporale: in quali giorni e ore il test può avvenire.
  • I limiti di intensità: cosa si può fare e cosa no, per esempio se sono ammessi test che sollecitano il carico.
  • I contatti di emergenza: chi chiamare, da entrambe le parti, per fermare tutto se qualcosa va storto.
  • La gestione dei dati trovati: come vengono trattati e conservati i dati eventualmente incontrati durante il test.
  • Le responsabilità: chi risponde di eventuali interruzioni o danni, ed entro quali limiti.

Le due cose che quasi tutti dimenticano

  1. 01

    Avvisare il fornitore del cloud o dell'hosting

    Se il sistema è ospitato da terzi, il loro contratto quasi sempre richiede un preavviso per i test di sicurezza — altrimenti i loro sistemi di difesa scambiano il test per un attacco reale, con conseguenze che vanno dal blocco alla sospensione del servizio. L'autorizzazione del proprietario del sistema non sostituisce quella del fornitore su cui gira.

  2. 02

    Verificare chi possiede davvero il sistema

    Non sempre chi commissiona il test è chi ha titolo ad autorizzarlo su tutto il perimetro: un componente può essere di un fornitore, un servizio collegato di un terzo. Testare qualcosa che non è del committente, anche in buona fede, ricade fuori dall'autorizzazione. Il perimetro va verificato, non dato per scontato.

Risorse collegate utili

Domande frequenti

Serve davvero anche se testo la mia stessa azienda?

Sì, ed è nel vostro interesse. Chi esegue materialmente il test — un collaboratore, un fornitore — ha bisogno di un mandato scritto da chi in azienda ha il potere di concederlo, altrimenti agisce senza copertura. E il documento definisce il perimetro, evitando che qualcuno tocchi in buona fede un sistema che non doveva. «È mio» risolve il diritto di autorizzare, non la necessità di metterlo per iscritto.

Basta un'email o serve un contratto formale?

Dipende dal contesto e dal rischio, ed è una valutazione da fare con un legale: per un test interno e circoscritto può bastare un mandato scritto e circostanziato; per un test su sistemi con dati di terzi o con rischio di interruzione conviene un accordo più strutturato. La regola non è la forma solenne, è che tutti gli elementi — perimetro, tempi, limiti, responsabilità — siano scritti e concordati prima.

E se durante il test troviamo dati personali di clienti?

È un caso da prevedere nell'autorizzazione: come vengono trattati, se e come vengono conservati, chi vi ha accesso. Un test ben condotto minimizza il contatto con i dati reali, ma può capitare di incontrarli mentre si dimostra un difetto. Definire in anticipo come gestirli evita che la prova di un problema di sicurezza ne crei uno di privacy.

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