Provare la prompt injection sul tuo assistente, in modo responsabile

Il modo di sapere cosa il tuo assistente AI si fa dire è provarci tu, sul tuo, prima che ci provi qualcun altro. Ecco un metodo, senza ricette pronte contro sistemi altrui.

8 minChi ha costruito o configurato un assistente AI

Cosa portare a casa

Risposta breve

Provare la prompt injection significa verificare, sul proprio assistente e con autorizzazione, se un utente riesce a scavalcare le istruzioni con cui è stato costruito: fargli ignorare le regole, rivelare le sue istruzioni riservate, o accedere a dati e azioni che non dovrebbe. È il test corrispondente ai primi rischi della classifica OWASP per le applicazioni con AI (LLM01 prompt injection, LLM02 divulgazione di informazioni sensibili).

Si prova solo sul proprio assistente, o su uno per cui si ha autorizzazione scritta: non è una tecnica da usare sui sistemi altrui.

L'obiettivo non è trovare la frase magica, è capire due cose: cosa l'assistente sa e cosa l'assistente può fare oltre a parlare.

La misura dell'esito è chiara: o rispetta le sue regole, o le scavalca. Se le scavalca, avete trovato il problema da contenere.

La correzione non è una barriera perfetta — non esiste — ma la riduzione di cosa sa e cosa può fare.

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La regola, prima del metodo

Le due domande che contano più di ogni frase

L'errore di chi prova per la prima volta è concentrarsi sulla frase che «rompe» l'assistente. La frase è solo il grimaldello: quello che decide la gravità sono due cose a monte. Cosa sa l'assistente — se ha accesso a documenti, dati dei clienti, istruzioni riservate — e cosa può fare — se può solo rispondere, o anche inviare email, aprire ticket, modificare dati. Un assistente che sa poco e può poco, anche se manipolato, fa danni ridicoli. Uno che sa tutto e può agire, manipolato, è un problema serio. Il test comincia da qui.

La gravità dipende da queste due assi
Può solo risponderePuò compiere azioni
Sa solo cose pubblicheRischio basso: al peggio parla a spropositoRischio medio: azioni indebite ma su dati non sensibili
Ha accesso a dati riservatiRischio alto: può rivelarliRischio critico: rivela e agisce

Prima di provare qualsiasi frase, collocate il vostro assistente in questa griglia. È la cosa che decide quanto vi dovete preoccupare del risultato.

Il metodo, sul vostro assistente

  1. 01

    Fissate cosa dovrebbe rifiutare

    Scrivete le regole che gli avete dato: su cosa non deve rispondere, cosa non deve rivelare, cosa non deve fare. Sono queste le regole di cui verificherete la tenuta.

  2. 02

    Provate a fargli ignorare le sue istruzioni

    Con richieste che, in modi diversi, gli chiedono di mettere da parte le regole date. Non cercate la formula: variate il modo, perché è così che varierà chi ci proverà davvero.

  3. 03

    Provate a fargli rivelare le sue istruzioni

    Chiedetegli, in vari modi, di mostrarvi le indicazioni con cui è stato configurato. Se le rivela, avete trovato la porta della classe LLM02: espone come funziona e cosa sa.

  4. 04

    Se ha accesso a dati, provate a estrarli

    Verificate se, aggirando le regole, riuscite a fargli mostrare dati a cui non dovrebbe dare accesso in quel contesto. È il test più importante se l'assistente è collegato ai vostri archivi.

  5. 05

    Se può agire, provate a fargli compiere un'azione

    Con la massima cautela e su dati di prova: verificate se lo si può spingere a compiere un'azione che non era prevista. È il test che rivela il rischio più alto.

Risorse collegate utili

Domande frequenti

Se il mio assistente resiste ai miei tentativi, è sicuro?

È un buon segno, ma non una garanzia: voi provate i modi che vi vengono in mente, chi abusa ne prova molti di più e in modo sistematico, incluse le vie indirette. Resistere ai vostri tentativi alza l'asticella e va fatto; considerarlo una prova definitiva no. La sicurezza reale sta soprattutto nell'aver limitato cosa sa e cosa può fare, così che anche un cedimento faccia poco danno.

Non esiste un modo per rendere l'assistente immune del tutto?

A oggi no: la prompt injection è una conseguenza di come funzionano questi modelli, che leggono istruzioni e dati nello stesso flusso. Ci si difende contenendo il danno, non costruendo una barriera perfetta. È lo stesso motivo per cui non si dà a un assistente più accesso e più poteri di quanti gliene servano: si parte dal presupposto che prima o poi qualcuno lo aggiri.

Devo preoccuparmi anche di quello che l'assistente legge, non solo di quello che gli scrivo?

Sì, ed è la parte più insidiosa: se l'assistente riassume documenti, pagine o email, un'istruzione nascosta dentro quel materiale può essere eseguita come se l'aveste scritta voi. Si chiama prompt injection indiretta, ed è difficile da provare a mano perché richiede di preparare il contenuto trappola. È una delle ragioni per cui, oltre la prima verifica, conviene un test fatto per mestiere.

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