Le credenziali del dipendente andato via tre anni fa

Un account che nessuno ha mai chiuso è una porta aperta con la chiave ancora nella toppa. E la password di quella persona, altrove, è probabilmente già in un elenco pubblico.

6 minTitolari, responsabili IT, chi gestisce accessi aziendali

Cosa portare a casa

Risposta breve

Gli accessi non revocati e le password deboli o riutilizzate sono, nella classifica OWASP 2021, una delle voci più diffuse (errori di identificazione e autenticazione). Il rischio maggiore non è un attacco geniale: è un account lasciato attivo dopo che la persona se n'è andata, unito al fatto che quella stessa password, usata anche su altri servizi poi violati, circola già in elenchi pubblici che chi attacca prova per primi.

L'account di chi se n'è andato e non è stato chiuso è una delle porte più sfruttate, perché è invisibile: nessuno la controlla.

Le password riutilizzate su più servizi sono il vero problema: se un servizio viene violato, quella password finisce in elenchi pubblici.

La verifica in due passaggi rende quasi inutile una password rubata, ed è la difesa singola con il miglior rapporto fra effetto e costo.

La revisione periodica degli account è noiosa e per questo saltata: è proprio la sua assenza a creare il rischio.

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Perché il riutilizzo delle password è il cuore del problema

Quando un servizio online viene violato, le password dei suoi utenti finiscono, prima o poi, in enormi elenchi pubblici che chiunque può scaricare. Chi attacca non prova a indovinare la vostra password: prende gli elenchi e prova le combinazioni già note di email e password sui vostri sistemi. Funziona perché le persone riutilizzano la stessa password ovunque: quella del vostro gestionale è spesso la stessa di un forum iscritto dieci anni fa e violato l'anno scorso. Non è la vostra password a essere debole, è che è già altrove.

L'account fantasma

Il secondo pezzo del problema è ancora più semplice: gli account che restano attivi dopo che la persona se n'è andata. Il collaboratore che ha cambiato lavoro, il fornitore con cui non lavorate più, lo stagista dell'estate scorsa. Ognuno di loro ha ancora, spesso, credenziali funzionanti. Nessuno le usa, quindi nessuno le nota — ed è esattamente questo a renderle pericolose: una porta aperta che non compare in nessun controllo perché nessuno la guarda.

Le domande che rivelano gli account fantasma

  • Quando qualcuno lascia l'azienda, c'è una procedura che chiude tutti i suoi accessi, o si chiude solo l'email?
  • Sapete elencare, oggi, tutti gli account amministratore dei vostri sistemi e a chi appartengono?
  • Ci sono account condivisi da più persone, di cui nessuno è davvero responsabile?
  • Un ex fornitore ha ancora accessi tecnici che gli avevate dato per un lavoro finito?

Le tre difese che valgono la spesa

  1. 01

    Verifica in due passaggi sugli accessi importanti

    È la difesa con il miglior rapporto fra effetto e costo: una password rubata da sola non basta più a entrare. Prioritaria su tutti gli accessi amministrativi.

  2. 02

    Una procedura di uscita

    Quando una persona lascia, una lista di cosa chiudere, seguita ogni volta. Non serve un software: serve che qualcuno la esegua sempre, non «quando ci si ricorda».

  3. 03

    Una revisione due volte l'anno

    Mezza giornata, due volte l'anno, a guardare l'elenco degli utenti e togliere chi non lavora più con voi. È noiosa, ed è proprio per questo che va messa in calendario invece che lasciata alla buona volontà.

Risorse collegate utili

Domande frequenti

Come faccio a sapere se una nostra password è già in un elenco violato?

Esistono servizi pubblici e gratuiti che, data un'email, dicono in quali violazioni note è comparsa. Sono un buon punto di partenza per capire l'esposizione. La risposta pratica, però, è a monte: dare per scontato che prima o poi ci finirà, e proteggersi con password diverse per ogni servizio e la verifica in due passaggi.

La verifica in due passaggi non è scomoda per il team?

Un po' di attrito c'è, ma è minimo rispetto a quello che previene, e le forme moderne (un'app sul telefono, una notifica da approvare) lo riducono quasi a zero. Il punto è applicarla almeno agli accessi che contano — amministrazione, dati dei clienti, pagamenti — dove il costo dell'attrito è irrilevante di fronte al rischio.

Abbiamo un account condiviso da tutto l'ufficio: è un problema?

Sì, per due motivi. Primo: quando qualcuno se ne va, la password resta con lui e cambiarla significa avvisare tutti, quindi spesso non si fa. Secondo: se succede qualcosa non saprete mai chi è stato, perché l'account è di tutti e di nessuno. Gli account personali costano un minuto in più a crearli e risolvono entrambi i problemi.

Non sapete con certezza chi ha ancora le chiavi dei vostri sistemi? È il punto di partenza di ogni verifica di sicurezza. Facciamo insieme la mappa in una consulenza gratuita.

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