La finta email del fornitore che cambia IBAN: come funziona e come si ferma

Non è un attacco tecnico. È una email credibile che arriva nel momento giusto a chi ha il potere di pagare.

8 minAmministrazione, direzione, chiunque gestisca pagamenti

Cosa portare a casa

Risposta breve

Le truffe che colpiscono più spesso le PMI non forzano i sistemi: sfruttano le procedure. Una comunicazione che sembra provenire da un fornitore o da un dirigente chiede un pagamento verso coordinate diverse dal solito, in un momento in cui la verifica sembra superflua. La difesa non è tecnologica, è procedurale.

La difesa più efficace è una regola: nessun cambio di coordinate senza verifica telefonica.

L'urgenza e la riservatezza sono i due segnali costanti di queste truffe.

Se il bonifico è partito, le prime ore sono decisive.

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Come funziona

SchemaCome si presentaSegnale
Finto fornitoreComunicazione di cambio coordinate bancarieIl cambio arriva vicino a una scadenza di pagamento
Finto dirigenteRichiesta urgente e riservata di un bonificoUrgenza + riservatezza + salto della procedura
Fattura alterataFattura vera con coordinate modificatePiccole differenze nel documento abituale
Falso aggiornamento anagraficoRichiesta di confermare i dati bancariUn collegamento che porta a una pagina di accesso
Conversazione dirottataRisposta dentro uno scambio email realeIl dominio del mittente differisce di una lettera

L'ultimo schema è il più insidioso: chi scrive ha già letto lo scambio precedente e si inserisce con un tono coerente. Non ci sono errori di lingua né stranezze evidenti — solo un indirizzo che assomiglia molto a quello vero.

La regola che ferma quasi tutto

Come renderla applicabile davvero

  • Scriverla, comunicarla e ripeterla: una regola non scritta non regge sotto pressione.
  • Dichiarare esplicitamente che vale anche per le richieste che arrivano dalla direzione.
  • Stabilire che nessuno verrà mai rimproverato per aver verificato, nemmeno se la richiesta era autentica.
  • Prevedere una doppia firma sopra una certa soglia.
  • Comunicare la regola anche ai fornitori: sapranno che li chiamerete, e non se ne offenderanno.

Il terzo punto è quello decisivo. Queste truffe funzionano perché fanno leva sulla gerarchia e sulla fretta: se chi riceve la richiesta teme di sembrare inefficiente o diffidente verso un superiore, non verificherà. Rendere esplicito che verificare è il comportamento corretto rimuove esattamente la leva su cui l'attacco si regge.

I segnali ricorrenti

  • Urgenza dichiarata: va fatto oggi, entro un'ora, prima della chiusura.
  • Riservatezza richiesta: non parlarne con altri, è un'operazione delicata.
  • Richiesta di saltare la procedura abituale, con una giustificazione plausibile.
  • Indirizzo del mittente simile ma non identico a quello vero: una lettera in più, un dominio diverso.
  • Impossibilità di raggiungere telefonicamente chi scrive, con una spiegazione (è in viaggio, è in riunione).
  • Il cambio di coordinate che arriva proprio prima di una scadenza importante.

Presi singolarmente nessuno di questi segnali prova nulla: capitano anche nelle comunicazioni autentiche. È la combinazione di urgenza, riservatezza e deroga alla procedura che deve far fermare chiunque, a qualsiasi livello.

Se il pagamento è già partito

  1. 01

    Contattare subito la banca

    Le prime ore sono decisive: esistono procedure di richiamo che hanno probabilità di successo tanto maggiori quanto prima vengono attivate.

  2. 02

    Sporgere denuncia

    Serve per le procedure bancarie, per l'eventuale copertura assicurativa e perché queste truffe sono seriali.

  3. 03

    Verificare l'estensione

    Controllare se le caselle di posta sono state compromesse e se altri pagamenti sono stati alterati. Cambiare le credenziali e attivare la verifica in due passaggi.

  4. 04

    Avvisare il fornitore vero

    Spesso è compromesso lui, e altri suoi clienti stanno ricevendo lo stesso messaggio.

  5. 05

    Valutare gli obblighi

    Se sono coinvolti dati personali o caselle aziendali compromesse, possono scattare adempimenti con tempi stretti: va coinvolto subito il consulente privacy.

Risorse collegate utili

Domande frequenti

Come funziona la truffa del cambio IBAN?

Arriva una comunicazione apparentemente dal fornitore che segnala nuove coordinate bancarie, spesso poco prima di una scadenza di pagamento. Non è un attacco tecnico: sfrutta la procedura e la fretta, e per questo la difesa è procedurale.

Qual è la difesa più efficace?

Una regola senza eccezioni: nessun cambio di coordinate e nessun pagamento anomalo senza verifica telefonica al numero già presente in anagrafica, mai a quello indicato nella comunicazione. Applicata davvero, blocca la quasi totalità dei tentativi.

Vale anche per le richieste che arrivano dalla direzione?

Soprattutto per quelle: la truffa del finto dirigente fa leva sulla gerarchia e sulla fretta. Va dichiarato esplicitamente che nessuno verrà mai rimproverato per aver verificato, perché è proprio quel timore la leva su cui l'attacco si regge.

Quali sono i segnali da riconoscere?

Urgenza dichiarata, riservatezza richiesta, deroga alla procedura abituale, indirizzo del mittente simile ma non identico, e impossibilità di raggiungere telefonicamente chi scrive. Singolarmente non provano nulla; insieme devono far fermare chiunque.

Cosa fare se il bonifico è già partito?

Contattare immediatamente la banca, perché le procedure di richiamo hanno più probabilità di successo nelle prime ore. Poi denuncia, verifica che le caselle non siano compromesse, avviso al fornitore vero e valutazione degli adempimenti con il consulente privacy.

Se in azienda non esiste una regola scritta sui cambi di IBAN, è la mezz'ora meglio spesa dell'anno.

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