Sicurezza del sito aziendale: le poche cose che evitano il 90% dei problemi

    Quasi nessun sito aziendale viene attaccato di proposito. Viene trovato da programmi che cercano versioni non aggiornate.

    8 minTitolari, responsabili IT, marketing

    Cosa portare a casa

    Risposta breve

    La stragrande maggioranza dei siti compromessi non è vittima di un attacco mirato: è stata individuata da programmi automatici che scandagliano la rete cercando installazioni con componenti non aggiornati. Da qui deriva la difesa efficace, che è fatta di manutenzione e copie di sicurezza più che di strumenti sofisticati.

    Gli attacchi ai siti aziendali sono quasi sempre automatici e opportunistici.

    Un backup mai provato in ripristino non è un backup.

    Un sito compromesso può diventare anche un problema di dati personali, non solo tecnico.

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    Come vengono compromessi i siti

    Via d'ingressoFrequenzaPrevenzione
    Componente aggiuntivo non aggiornatoLa più comune in assolutoAggiornamenti regolari, componenti ridotti al minimo
    Password deboli o riutilizzateMolto comunePassword uniche e verifica in due passaggi sugli accessi amministrativi
    Accessi lasciati attivi a ex fornitoriComune, e invisibileRevisione periodica degli utenti
    Versione del sistema del sito mai aggiornataComuneManutenzione programmata
    Server condiviso con altri siti compromessiOccasionaleHosting che isola i siti
    Attacco mirato all'aziendaRaro nelle PMIDifesa specifica, solo se il profilo di rischio lo giustifica

    Le prime quattro righe coprono quasi tutto, e sono tutte questioni di manutenzione e disciplina, non di tecnologia.

    Le difese che valgono la spesa

    In ordine di rapporto tra beneficio e costo

    • Aggiornamenti applicati con regolarità, non «quando ci si ricorda».
    • Copie di sicurezza automatiche, conservate fuori dal server del sito, e provate almeno una volta in ripristino.
    • Verifica in due passaggi su tutti gli accessi amministrativi.
    • Certificato di sicurezza attivo e rinnovo automatico, con tutto il sito servito in modo cifrato.
    • Numero di componenti aggiuntivi ridotto: ogni estensione installata è una porta in più.
    • Elenco degli utenti rivisto due volte l'anno, con rimozione di chi non lavora più con voi.
    • Un firewall applicativo, che filtra i tentativi più comuni prima che arrivino al sito.

    Se il sito è già stato compromesso

    1. 01

      Metterlo offline o in manutenzione

      Un sito compromesso può distribuire contenuti dannosi ai visitatori e viene segnalato dai motori di ricerca: lasciarlo online aggrava il danno di reputazione.

    2. 02

      Cambiare tutte le credenziali

      Accessi amministrativi, database, spazio hosting, area del gestore del dominio. Cambiarne solo una parte è il motivo per cui molti siti vengono ricompromessi dopo pochi giorni.

    3. 03

      Ripristinare da una copia precedente all'intrusione

      Pulire l'installazione compromessa è più lungo e meno affidabile. Serve però sapere quando è avvenuta l'intrusione, altrimenti si ripristina il problema.

    4. 04

      Chiudere la porta d'ingresso

      Ripristinare senza aggiornare il componente vulnerabile significa essere di nuovo compromessi entro poco.

    5. 05

      Valutare se sono stati coinvolti dati personali

      Se il sito trattava dati di clienti o utenti, la compromissione può far scattare obblighi di notifica con tempi stretti. È il punto in cui va coinvolto subito il consulente privacy, prima di decidere qualsiasi cosa.

    La domanda da fare al fornitore

    DomandaCosa rivela
    Chi applica gli aggiornamenti, e con che frequenza?Se la risposta è «il cliente», il sito non verrà aggiornato
    Dove sono conservate le copie di sicurezza?Se sono sullo stesso server, in caso di problema non ci saranno
    Quando è stata provata l'ultima volta un ripristino?La risposta è quasi sempre «mai»
    Chi ha accesso amministrativo oggi?Spesso emergono utenti di persone che non lavorano più al progetto
    Cosa succede se il sito viene compromesso di sabato?Chiarisce tempi di intervento e responsabilità

    Risorse collegate utili

    Domande frequenti

    Perché dovrebbero attaccare il sito della mia azienda?

    Nella quasi totalità dei casi nessuno ha scelto la vostra azienda: programmi automatici scandagliano la rete cercando installazioni con componenti non aggiornati e sfruttano quelle che trovano. È per questo che la difesa più efficace è la manutenzione regolare.

    Cosa serve davvero per proteggere un sito?

    Aggiornamenti regolari, copie di sicurezza conservate fuori dal server del sito e provate in ripristino, verifica in due passaggi sugli accessi amministrativi, e pochi componenti aggiuntivi. Queste quattro cose coprono la grande maggioranza dei casi.

    Il backup automatico basta?

    Solo se è stato provato. Le tre scoperte più comuni nel momento del bisogno sono: copie sullo stesso server compromesso, salvataggi interrotti mesi prima, o nessuno che sappia come si ripristina. Una prova di ripristino all'anno risolve tutte e tre.

    Cosa fare se il sito è stato compromesso?

    Metterlo in manutenzione, cambiare tutte le credenziali e non solo alcune, ripristinare da una copia precedente all'intrusione, e soprattutto aggiornare il componente da cui è entrato. Ripristinare senza chiudere la porta significa essere compromessi di nuovo.

    Una compromissione va comunicata?

    Se il sito trattava dati di clienti o utenti, può far scattare obblighi di notifica con tempi molto stretti. È il punto in cui conviene coinvolgere subito il consulente privacy, prima di prendere qualsiasi decisione tecnica.

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