Cookie banner e privacy: cosa serve davvero su un sito aziendale

    Quasi tutti i banner che si vedono in giro sono impostati male, e il motivo è quasi sempre lo stesso.

    8 minImprenditori, marketing, responsabili privacy

    Cosa portare a casa

    Risposta breve

    Un sito aziendale deve avere un'informativa privacy che descriva i trattamenti reali, e — se usa strumenti che richiedono consenso — un banner che permetta di accettare, rifiutare e scegliere, senza che gli strumenti partano prima della scelta. È quest'ultimo punto che quasi tutti sbagliano: il banner c'è, ma gli script partono comunque al caricamento.

    Il banner è inutile se gli script partono prima della scelta.

    Rifiutare deve costare quanto accettare: stesso numero di clic.

    L'informativa deve descrivere i trattamenti reali, non un modello generico.

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    Una premessa

    L'errore che rende inutile il banner

    È il più diffuso di tutti e si riconosce facilmente: il banner compare, ma gli strumenti di misurazione e i pixel pubblicitari sono già partiti nel momento in cui la pagina si è caricata. In quel caso il banner non sta raccogliendo un consenso: sta comunicando qualcosa che è già avvenuto.

    Il funzionamento corretto è l'opposto: gli script che richiedono consenso non devono essere caricati finché il consenso non è stato dato. È un requisito tecnico, e va verificato guardando cosa succede davvero, non fidandosi della configurazione dello strumento.

    Come verificarlo in due minuti

    • Aprite il sito in una finestra privata.
    • Prima di toccare il banner, aprite gli strumenti per sviluppatori del browser, sezione rete.
    • Ricaricate e guardate quali richieste partono verso domini di analytics, pubblicità o social.
    • Se ne partono prima della vostra scelta, il banner è decorativo.

    Gli altri errori ricorrenti

    ErrorePerché è un problema
    Solo il pulsante «Accetta»Rifiutare deve essere possibile e altrettanto semplice
    «Rifiuta» nascosto in un secondo livelloLe due scelte devono costare lo stesso numero di clic
    Il banner riappare a ogni pagina dopo il rifiutoLa scelta va ricordata come quella di accettare
    Scorrere la pagina vale come consensoNon è un'espressione di volontà
    Informativa copiata da un modelloDeve descrivere i trattamenti che fate davvero
    Nessun modo per cambiare idea dopoIl consenso deve essere revocabile con la stessa facilità
    Moduli di contatto senza informativa collegataÈ il trattamento più evidente e viene dimenticato

    Cosa serve, in concreto

    1. 01

      Un inventario di cosa il sito carica

      Analytics, pixel pubblicitari, chat, mappe, video incorporati, font esterni. Ognuno di questi può comportare un trattamento, e l'inventario è il punto di partenza di tutto il resto.

    2. 02

      Un'informativa che descrive quei trattamenti

      Quali dati, per quali finalità, per quanto tempo, a chi vengono comunicati, quali diritti ha l'interessato. Scritta sul vostro caso, non presa da un modello.

    3. 03

      Un banner che blocca prima e libera dopo

      Con accettazione, rifiuto e personalizzazione allo stesso livello, e la scelta che viene ricordata.

    4. 04

      L'informativa collegata ai moduli

      Ogni form che raccoglie dati deve indicare cosa succede a quei dati, con il collegamento all'informativa.

    5. 05

      Un modo per cambiare idea

      Un collegamento nel piè di pagina che riapre le preferenze. È un requisito e costa nulla.

    Cosa succede se si rifiuta tutto

    È il timore che frena molti: se le persone rifiutano, perdiamo i dati. È vero in parte, e vale la pena affrontarlo con realismo invece che aggirarlo con banner ambigui, che sono comunque un rischio.

    • Una quota di visitatori rifiuterà, e i dati di analytics saranno parziali: va accettato come condizione di partenza.
    • Esistono modalità di misurazione che non richiedono consenso perché non tracciano gli individui: sono meno ricche ma complete su tutti i visitatori.
    • I dati parziali restano utili per i confronti nel tempo, che è l'uso principale che se ne fa.
    • Un banner ambiguo che ottiene più consensi produce dati raccolti in modo contestabile, che è un rischio maggiore del dato mancante.

    Risorse collegate utili

    Domande frequenti

    Il cookie banner è obbligatorio?

    Dipende da cosa il sito carica: se usa strumenti che richiedono il consenso — analytics con tracciamento, pixel pubblicitari, contenuti di terze parti — sì. Un sito che non carica nulla di tutto questo può non averne bisogno, ma serve comunque l'informativa privacy.

    Qual è l'errore più diffuso?

    Che gli script partano prima della scelta dell'utente. Il banner compare, ma analytics e pixel sono già stati caricati: in quel caso il banner non raccoglie un consenso, comunica qualcosa che è già avvenuto. Si verifica in due minuti guardando le richieste di rete.

    Il pulsante «Rifiuta» deve esserci?

    Rifiutare deve essere possibile e altrettanto semplice che accettare: stesso livello, stesso numero di clic. Un banner con solo «Accetta», o con il rifiuto nascosto in un secondo livello, è tra le configurazioni più contestate.

    Se le persone rifiutano perdo i dati di analytics?

    In parte sì, e va accettato. Esistono modalità di misurazione che non richiedono consenso perché non tracciano gli individui: danno dati meno ricchi ma su tutti i visitatori. Un banner ambiguo che ottiene più consensi è un rischio maggiore del dato mancante.

    L'informativa può essere presa da un modello?

    Come traccia sì, ma va adattata ai trattamenti che fate davvero: quali dati raccogliete, con quali strumenti, per quali finalità e per quanto tempo. Un'informativa che descrive cose che non fate, o che omette quelle che fate, non assolve al suo scopo.

    Fai il test dei due minuti sul tuo sito: apri la sezione rete del browser e guarda cosa parte prima che tu abbia scelto.

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