Software su misura per l'agroalimentare e il packaging parmense

    Food e impianti per il food. Due mondi che condividono lo stesso vincolo: tutto ciò che si fa deve poter essere dimostrato, lotto per lotto.

    Nell'agroalimentare la tracciabilità non è un progetto informatico: è una condizione per stare sul mercato, e la grande distribuzione la verifica. Il punto è che nella maggior parte delle aziende esiste davvero — su registri cartacei e in fogli di calcolo — ma richiede ore per essere ricostruita, proprio quando serve in minuti.

    5 minAziende alimentari, impiantisti per il food, logistica parmense

    La prova che conta: risalire in pochi minuti

    Il test vero non è avere i registri: è quanto ci mettete a rispondere a una domanda posta al contrario. Dato un lotto finito arrivato a un cliente, da quali materie prime è nato, da quali fornitori, con quali controlli, e in quali altri lotti sono finite quelle stesse materie prime. È la domanda che arriva durante un'allerta o una verifica, e va risposta lo stesso giorno.

    Le due direzioni, ed è la seconda che spaventa
    DirezioneLa domandaPerché è difficile su carta
    A ritrosoDa cosa è nato questo lotto?Richiede di risalire i documenti uno per uno
    In avantiDove è finita questa materia prima?Richiede di cercare in tutti i lotti prodotti in quel periodo

    La seconda è quella che determina l'ampiezza di un eventuale ritiro. Chi la risolve in minuti ritira un lotto; chi ci mette due giorni finisce per ritirare per prudenza molto più del necessario, e la differenza è tutta a suo carico.

    Cosa chiede la grande distribuzione, oltre alla tracciabilità

    • Dati di prodotto in formati e strutture definiti da loro, che cambiano periodicamente e vanno ricompilati.
    • Documentazione di conformità e certificati, ritrovabili per fornitura e non per cartella.
    • Tempi di risposta rapidi sulle non conformità, con evidenza di cosa è stato fatto.
    • Sempre più spesso, questionari sulla sicurezza informatica del fornitore, che arrivano dall'ufficio acquisti e non dalla qualità.

    La prima riga è quella che consuma più ore dell'ufficio tecnico e commerciale, ed è anche la più automatizzabile: una volta che i dati di prodotto esistono in forma strutturata in un posto solo, produrre il formato richiesto da ciascun cliente è una generazione, non una compilazione.

    Per chi costruisce impianti per il food

    Il distretto parmense è anche uno dei principali poli europei per gli impianti alimentari, e lì il tema si ribalta: non siete voi a dover tracciare il prodotto, ma i vostri clienti — e il valore del vostro post-vendita dipende da quanto rendete facile la loro vita.

    • Ricambi identificati per matricola dell'impianto, non per catalogo generale.
    • Manuali, schemi e parametri di configurazione consultabili dal cliente, anche anni dopo.
    • Storico degli interventi per macchina, che è ciò che rende vendibile un contratto di manutenzione programmata.
    • Dati di funzionamento raccolti dall'impianto, dove ha senso, per proporre manutenzione prima del guasto.

    Domande frequenti

    Abbiamo già un sistema di tracciabilità su carta che funziona.
    Se funziona non va buttato: va misurato. Cronometrate quanto ci mettete a rispondere alla domanda in avanti — dove è finita questa materia prima — partendo da un lotto a caso di sei mesi fa. Quel numero vi dice se avete un sistema o un archivio.
    Serve sostituire il gestionale?
    Quasi mai. La tracciabilità di produzione è un'area che molti gestionali coprono in modo parziale, e lo strato mancante si costruisce accanto leggendo i loro dati. Sostituire un gestionale che gestisce bene contabilità e documenti per aggiungere i lotti è la strada più lunga e più rischiosa.
    I nostri operatori non sono abituati a usare strumenti digitali.
    Il criterio è lo stesso ovunque: se registrare un lotto richiede più di pochi secondi, non verrà fatto. In produzione questo significa lettori di codici, schermate con tre campi, e nessuna tastiera dove è possibile. Progettato così, l'obiezione sull'abitudine si dissolve nel giro di due settimane.

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    Quanto ci mettete a dire dove è finita una materia prima?

    Cronometratelo su un lotto a caso di sei mesi fa e ditecelo: quel numero è il progetto, e in mezz'ora vi diciamo quanto lavoro serve per portarlo a pochi minuti.

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