Perché è la parte irreversibile
Tutti gli altri errori di un sito fai da te si vedono: il sito è brutto, è lento, non compare su Google. Questo no. Il visitatore compila, vede «grazie, ti risponderemo», e se ne va convinto di avervi scritto. Voi vedete solo un periodo con meno richieste del solito, e attribuite la cosa al mercato.
Come si costruisce, in ordine
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Prima di tutto: la richiesta viene salvata
Quasi tutti gli strumenti offrono un archivio delle richieste ricevute, e va attivato: l'email diventa una notifica, non l'unico posto dove esiste il messaggio. Se il vostro strumento non lo prevede, collegate almeno un foglio di calcolo. È la differenza tra un canale e una scommessa.
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L'email parte dal vostro dominio
Il mittente deve essere un indirizzo vostro, con l'indirizzo del visitatore impostato come «rispondi a». Molti moduli sono configurati per inviare a nome del visitatore, e i sistemi di posta moderni lo trattano come una falsificazione: l'email viene scartata o finisce nello spam.
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Destinatario aziendale, non personale
Un indirizzo che legge più di una persona. Le richieste che arrivano alla casella di chi è in ferie sono perse quanto quelle che non arrivano.
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La conferma solo se è andata a buon fine
Il messaggio di ringraziamento deve comparire dopo che la richiesta è stata presa in carico, non prima. Sembra un dettaglio ed è ciò che distingue un modulo che vi avvisa quando si rompe da uno che vi lascia all'oscuro.
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Una protezione antispam che non sia un test
Un campo nascosto che gli automatismi compilano e le persone no è quasi sempre sufficiente per un sito aziendale, e non costa nulla al visitatore. I quiz visivi fanno abbandonare persone vere.
Quali campi mettere
| Campo | Serve? | Perché |
|---|---|---|
| Nome | Sì | Per rispondere come si deve |
| Email o telefono | Sì, almeno uno | Lasciate scegliere: alcuni non danno il numero |
| Messaggio libero | Sì | È dove dicono la cosa che vi serve sapere |
| Di cosa hai bisogno (elenco chiuso) | Quasi sempre | Vi fa arrivare la richiesta già indirizzata |
| Azienda | Solo se vendete a imprese | Altrimenti è un campo che allontana |
| Budget | Solo come fascia da scegliere | Chiedere una cifra libera fa abbandonare |
| Come ci hai trovato | No | Lo chiedete dopo, a voce |
| Indirizzo, partita IVA, codice fiscale | No | Servono al contratto, non al primo contatto |
Ogni campo in più riduce le richieste. La regola pratica: chiedete solo ciò che vi serve per decidere se e come rispondere. Tutto il resto si chiede nella risposta.
La verifica, che va fatta e rifatta
Prima di pubblicare, e poi una volta al mese
- Compilate il modulo dal telefono con i dati mobili, non dal computer dell'ufficio.
- Usate un indirizzo email vero, diverso dai vostri, e un testo riconoscibile con la data.
- Controllate la casella di destinazione e anche lo spam, dopo cinque minuti.
- Verificate che la richiesta compaia anche nell'archivio, non solo nell'email.
- Ripetete con un indirizzo di un altro fornitore di posta: alcune configurazioni bloccano solo certi domini.
- Mettete un promemoria mensile nel calendario. Un modulo che ha sempre funzionato può smettere senza che cambi nulla sul sito.
Fin qui si fa da soli, e va fatto da soli. Il punto in cui conviene farsi aiutare è un altro: quando servono allegati, un consenso da registrare insieme alla richiesta, o il collegamento a un gestionale. Lì il modulo smette di essere un modulo e diventa un piccolo processo — e se ci siete arrivati, scriveteci: il resto del sito potete tenerlo com'è.