Tariffa di vendita e costo orario: la differenza che decide il margine

    Due numeri che quasi tutti conoscono per approssimazione. È nello spazio tra loro che vive il margine di una società di servizi.

    8 minDirezione, controllo di gestione, commerciale

    Cosa portare a casa

    Risposta breve

    La tariffa di vendita è quanto fatturate un'ora; il costo orario è quanto vi costa erogarla davvero, comprese le ore non vendute di quella persona. Il secondo numero è quasi sempre sottostimato, perché viene calcolato sullo stipendio invece che sul costo pieno diviso le ore realmente fatturabili.

    Il costo orario non è lo stipendio diviso le ore lavorate.

    Va diviso per le ore fatturabili, non per quelle disponibili.

    Senza il costo reale, ogni sconto concesso è concesso al buio.

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    Come si calcola il costo orario reale

    VocePerché entraChi la dimentica
    Retribuzione lordaOvvioNessuno
    Contributi e oneriCosto reale del rapportoPochi
    Ferie, permessi, malattiaPagati e non erogabiliMolti
    FormazioneTempo pagato e non vendutoQuasi tutti
    Strumenti e licenze per personaCosto direttoMolti
    Quota di strutturaAmministrazione, sede, direzioneQuasi tutti
    Ore non fatturabili di ruoloRiunioni, supporto, proposteQuasi tutti

    Il punto decisivo è il denominatore: il costo pieno va diviso per le ore che quella persona riesce davvero a fatturare, non per le ore che lavora. Con un tasso di utilizzo del settanta per cento il costo orario reale è sensibilmente più alto di quello calcolato sulle ore lavorate.

    Perché conoscerlo cambia le decisioni

    • Uno sconto concesso in trattativa smette di essere un gesto e diventa un numero: si sa se resta margine.
    • Si capisce quali commesse conviene ripetere e quali no, invece di giudicarle dal fatturato.
    • Si vede quando un lavoro sta consumando profili troppo costosi rispetto al prezzo.
    • Si può decidere se un cliente grande e a sconto conviene davvero, o se occupa capacità che renderebbe di più altrove.
    • Si costruiscono i prezzi a corpo su una base reale invece che su una percentuale sperata.

    Il rapporto tra i due numeri

    Il moltiplicatore tra costo orario e tariffa di vendita è il numero che regge tutta la struttura: deve coprire il costo diretto, la quota di struttura e il margine. Un moltiplicatore che sembra generoso guardando solo lo stipendio diventa appena sufficiente quando il costo è calcolato bene.

    Cosa deve coprire il ricaricoSe non lo copre
    Ore non fatturabili della personaIl margine sparisce sul bench fisiologico
    Struttura: amministrazione, sede, direzioneSi guadagna sulle commesse e si perde in azienda
    Vendita: chi porta il lavoroLa crescita si ferma
    Formazione e miglioramentoLe competenze invecchiano
    Margine veroNon c'è impresa, c'è autoimpiego

    Tenerlo aggiornato

    1. 01

      Ricalcolare a ogni cambio di organico

      Ogni assunzione e ogni uscita cambiano sia i costi di struttura sia le ore fatturabili disponibili.

    2. 02

      Per profilo, non come media

      Una media aziendale nasconde che junior e senior hanno rapporti costo-tariffa opposti.

    3. 03

      Collegarlo alle ore registrate

      Il costo di una commessa è la somma dei costi orari delle persone che ci hanno lavorato: senza le ore per persona il numero non esiste.

    4. 04

      Rivederlo quando cambia l'utilizzo

      Un calo del tasso di utilizzo alza il costo orario reale senza che nessuno abbia cambiato uno stipendio.

    L'ultimo punto è quello che sfugge di più: il costo orario non è un dato del personale, è un dato che dipende da quanto lavoro riuscite a vendere. Tenerlo agganciato a ore e allocazioni è precisamente ciò che fa hice.ai; calcolarlo una volta l'anno in un foglio significa lavorare con un numero che è già cambiato.

    Risorse collegate utili

    Domande frequenti

    Come si calcola il costo orario di un consulente?

    Costo pieno annuo — retribuzione, oneri, strumenti, quota di struttura — diviso le ore che quella persona riesce davvero a fatturare, non le ore che lavora. È il denominatore a fare la differenza, e quasi tutti usano quello sbagliato.

    Perché il costo reale è più alto di quello che pensavo?

    Perché allo stipendio vanno aggiunti oneri, ferie, formazione, strumenti e la quota di struttura, e perché va diviso per le ore fatturabili. Con un utilizzo del settanta per cento il costo orario è molto più alto di quello calcolato sulle ore lavorate.

    A cosa serve conoscerlo con precisione?

    A sapere se uno sconto lascia margine, quali commesse conviene ripetere, quando un lavoro sta consumando profili troppo costosi, e a costruire i prezzi a corpo su una base reale invece che su una percentuale sperata.

    Posso usare una media aziendale?

    Nasconde la cosa più utile: junior e senior hanno rapporti costo-tariffa opposti, e una commessa consegnata tutta da senior può fatturare bene e non guadagnare. Il costo va tenuto per profilo.

    Ogni quanto va ricalcolato?

    A ogni cambio di organico e ogni volta che cambia il tasso di utilizzo. Un calo dell'utilizzo alza il costo orario reale senza che nessuno abbia toccato uno stipendio: è il motivo per cui un valore calcolato una volta l'anno è già superato.

    Prendi il costo pieno di una persona e dividilo per le ore che fattura davvero: quasi sempre è più alto di quello che usi in offerta.

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