Sito multilingua: farlo bene costa poco più, farlo male non serve a niente

Tradurre il sito non basta a farsi trovare all'estero. Le scelte che contano si fanno prima della traduzione.

9 minAziende esportatrici, marketing, direzione commerciale

Cosa portare a casa

Risposta breve

Un sito multilingua funziona quando ogni lingua ha indirizzi propri, contenuti pensati per quel mercato e le indicazioni tecniche che dicono ai motori di ricerca quale versione mostrare a chi. Una traduzione automatica sovrapposta al sito italiano non produce visibilità: produce pagine che nessun motore sa a chi proporre.

Ogni lingua deve avere un indirizzo proprio e stabile, non un parametro.

Tradurre parola per parola non intercetta le ricerche: i termini cambiano tra mercati.

Meglio due lingue curate che sei tradotte automaticamente.

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Prima decisione: la struttura degli indirizzi

StrutturaEsempioQuando conviene
Sottocartellasito.it/en/La scelta corretta nella grande maggioranza dei casi: un solo dominio, autorità condivisa
Sottodominioen.sito.itQuando i mercati hanno organizzazioni separate e contenuti molto diversi
Dominio dedicato per paesesito.deSolo con una presenza locale reale: sono siti da far crescere da zero
Parametro nell'indirizzosito.it/?lang=enMai: le versioni non vengono trattate come pagine distinte

La sottocartella è quasi sempre la risposta: il lavoro fatto su una lingua contribuisce alla forza complessiva del dominio, invece di disperdersi su siti separati che partono ognuno da zero.

Cosa dire ai motori di ricerca

  • Ogni pagina deve dichiarare quali altre versioni linguistiche esistono, e ogni versione deve rimandare a tutte le altre, se stessa inclusa.
  • Va indicata una versione predefinita, quella che viene mostrata a chi non rientra in nessuna lingua prevista.
  • Se una pagina esiste solo in italiano, non va dichiarata una versione inglese che non c'è: è meglio nessuna indicazione di un'indicazione falsa.
  • Ogni versione ha il proprio indirizzo canonico, che punta a sé stessa e non alla versione italiana.
  • La lingua va dichiarata anche nell'attributo della pagina, non solo nei collegamenti.

Il terzo punto è quello che si sbaglia più spesso, e nasce da una scelta ragionevole: si genera la dichiarazione automaticamente per tutte le pagine, senza verificare che la traduzione esista davvero. Il risultato è che i motori seguono il collegamento, trovano una pagina in italiano dove ne era annunciata una in inglese, e smettono di fidarsi delle dichiarazioni.

Cosa tradurre, e come

ElementoApproccio
Pagine servizio e prodottoRiscritte, non tradotte: i termini di ricerca cambiano tra mercati
Titoli e descrizioni per i motoriScritti sul termine usato in quel paese, non tradotti dall'italiano
Blog e guideSolo quelle rilevanti per quel mercato: tradurre tutto è spreco
Note legali e privacyAdattate, con verifica di un consulente per il paese di destinazione
Moduli di contattoTradotti, con i campi adattati (formati di indirizzo e telefono cambiano)
Immagini con testoRifatte: sono la parte che resta in italiano più a lungo
Valute, unità di misura, formati di dataAdattati sempre: sono i dettagli che rivelano una traduzione superficiale

Quanto multilingua serve davvero

  1. 01

    Guardare da dove arrivano già le visite

    Se il sito riceve già traffico da un paese specifico, è lì che la traduzione ha il ritorno più rapido. È un dato che avete già, e vale più di qualsiasi ipotesi.

  2. 02

    Partire da una lingua sola, fatta bene

    Due lingue curate producono più risultati di sei tradotte automaticamente, e costano meno da mantenere.

  3. 03

    Decidere chi aggiorna

    Ogni lingua in più è un contenuto in più da aggiornare a ogni modifica. Senza qualcuno che se ne occupa, le versioni estere invecchiano e diventano un danno di immagine.

  4. 04

    Prevedere il ritorno dei contatti

    Un modulo in inglese porta richieste in inglese. Se in azienda nessuno risponde in inglese entro un giorno, il sito multilingua genera occasioni perse invece che opportunità.

Risorse collegate utili

Domande frequenti

Come strutturare gli indirizzi di un sito multilingua?

Con sottocartelle per lingua, nella grande maggioranza dei casi: il lavoro fatto su una lingua contribuisce alla forza complessiva del dominio. I domini nazionali separati hanno senso solo con una presenza locale reale, perché ognuno riparte da zero.

La traduzione automatica basta?

Come cortesia per chi è già sul sito può bastare; per farsi trovare no. Gli strumenti che traducono al volo nel browser non creano pagine indicizzabili, e una traduzione letterale non usa i termini con cui quel mercato cerca davvero.

Devo tradurre tutto il sito?

No: pagine servizio, prodotti e le guide rilevanti per quel mercato. Tradurre l'intero blog è quasi sempre spreco. Vanno invece sempre adattati valute, unità di misura e formati di data: sono i dettagli che rivelano una traduzione superficiale.

Qual è l'errore tecnico più comune?

Dichiarare automaticamente una versione in un'altra lingua per tutte le pagine, comprese quelle non tradotte. I motori seguono il collegamento, trovano una pagina italiana dove era annunciata una inglese, e smettono di fidarsi delle dichiarazioni.

Quante lingue conviene attivare?

Poche e curate. Due lingue mantenute aggiornate producono più risultati di sei tradotte automaticamente, e ogni lingua in più è contenuto in più da aggiornare a ogni modifica del sito.

Da quale lingua partire?

Da quella dei paesi che già generano visite: è un dato che avete già nelle statistiche del sito e vale più di qualsiasi ipotesi di mercato. Verificate però prima che in azienda ci sia chi risponde in quella lingua entro un giorno.

Guardiamo insieme da quali paesi arrivano già le tue visite: da lì si capisce quale lingua conviene davvero.

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