Migrare un sito senza perdere il posizionamento: la procedura completa

    Rifare il sito è il momento in cui si perde più traffico organico. Ecco la sequenza che lo evita, passo per passo.

    10 minResponsabili marketing, imprenditori, IT

    Cosa portare a casa

    Risposta breve

    Una migrazione conservativa richiede quattro cose: l'inventario completo delle URL indicizzate prima di iniziare, una mappa di redirect 301 che non lasci nessuna pagina scoperta, il mantenimento dei contenuti che oggi portano traffico, e otto settimane di monitoraggio dopo il lancio. Saltarne una è il modo più comune per perdere anni di posizionamento in un mese.

    Il calo di due o tre settimane dopo una migrazione è normale; un calo che dopo due mesi non rientra è un errore.

    Reindirizzare tutto alla home è la scorciatoia che azzera il posizionamento.

    I contenuti che portano traffico vanno mantenuti anche se non piacciono più.

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    Cosa si perde davvero in una migrazione

    Un sito che esiste da anni ha accumulato un patrimonio che non si vede nel file di progetto: pagine indicizzate, posizioni acquisite su ricerche specifiche, link ricevuti da altri siti, segnali di comportamento degli utenti. Tutto questo è legato a indirizzi precisi. Se quegli indirizzi cambiano senza che nessuno dica al motore di ricerca dove sono finiti, il patrimonio si azzera.

    calo tipico del traffico organico dopo una migrazione senza redirect
    40-70%calo tipico del traffico organico dopo una migrazione senza redirect
    tempo per recuperare, quando si recupera
    6-12 mesitempo per recuperare, quando si recupera
    calo fisiologico di una migrazione fatta bene, poi rientra
    2-3 sett.calo fisiologico di una migrazione fatta bene, poi rientra

    Fase 1 — L'inventario, prima di toccare qualsiasi cosa

    Questa fase va completata mentre il vecchio sito è ancora online. Una volta spento, alcune di queste informazioni non sono più recuperabili.

    Cosa esportare adesso

    • Search Console: tutte le pagine che ricevono impressioni e clic negli ultimi 12 mesi.
    • Search Console: le query per cui il sito compare, con posizione media.
    • Analytics: le pagine di ingresso più visitate e quelle che generano contatti.
    • La lista completa delle URL indicizzate, presa da una scansione del sito.
    • I link in entrata da altri siti, per sapere quali pagine è più grave perdere.
    • Una copia dei contenuti: testi, immagini e attributi alt.

    Fase 2 — La mappa dei redirect

    È il cuore della migrazione. Ogni indirizzo che esisteva prima deve puntare al suo corrispondente nuovo, con un redirect permanente. Non «più o meno corrispondente»: la pagina che tratta lo stesso argomento.

    SituazioneCosa fareCosa non fare
    La pagina esiste ancora, con URL diversaRedirect 301 alla nuova paginaLasciare un 404
    Il contenuto è confluito in una pagina più ampiaRedirect 301 alla pagina che lo contieneRedirect alla home
    La pagina non esiste più e non ha equivalenti404 consapevole, se non riceveva trafficoRedirect forzato a una pagina non pertinente
    Pagina che riceveva traffico ma volete eliminarlaRipensateci: riscrivetela invece di eliminarlaEliminarla e basta
    Struttura degli URL invariataNessun redirect necessarioCambiare gli URL senza motivo

    Reindirizzare tutto alla home è l'errore più diffuso: i motori di ricerca lo trattano di fatto come una pagina non trovata, e il posizionamento delle singole pagine si azzera.

    Un consiglio che fa risparmiare settimane: se la struttura degli URL attuale funziona, non cambiatela. Cambiare gli indirizzi solo perché la nuova piattaforma li genera diversamente è un rischio assunto senza alcun beneficio.

    Fase 3 — Cosa mantenere del vecchio sito

    C'è una tentazione ricorrente nei rifacimenti: eliminare i contenuti vecchi perché il nuovo design è più pulito e il menu ha meno voci. È esattamente il modo in cui si butta via ciò che funzionava.

    • Le pagine che ricevono traffico organico restano, anche se sono scritte male: semmai si riscrivono, non si cancellano.
    • I titoli delle pagine che posizionano vanno mantenuti nella sostanza: cambiare completamente un titolo che funziona è un rischio inutile.
    • Gli articoli vecchi che ricevono ancora visite si aggiornano e si ridatano, non si archiviano.
    • Le immagini mantengono i loro attributi alt: sono anche loro traffico, dalla ricerca per immagini.
    • Se una pagina va accorciata, il contenuto tagliato va spostato altrove, non eliminato.

    Fase 4 — La checklist del giorno del lancio

    Prima di pubblicare

    • I redirect sono verificati su ambiente di prova, non solo scritti in un foglio.
    • Il file robots.txt del nuovo sito non blocca l'intero sito: capita più spesso di quanto si creda, perché in sviluppo era bloccato.
    • Nessuna pagina ha ereditato per errore l'istruzione di non indicizzare usata in sviluppo.
    • Gli URL canonici puntano alle nuove pagine, non a quelle dell'ambiente di prova.
    • La nuova sitemap è generata e pronta da inviare.
    • Il tracciamento delle conversioni è attivo e testato con un invio reale.
    • Il certificato di sicurezza è valido e tutto il traffico va su HTTPS.
    • Esiste un modo per tornare indietro rapidamente se qualcosa va storto.

    Fase 5 — Le otto settimane dopo

    1. 01

      Giorno 1

      Invia la nuova sitemap in Search Console. Chiedi la scansione delle pagine più importanti. Verifica a campione una ventina di redirect in produzione.

    2. 02

      Settimana 1

      Controlla gli errori di scansione ogni giorno. I 404 che compaiono sono redirect dimenticati: aggiungili subito, non a fine mese.

    3. 03

      Settimane 2-4

      Il traffico oscilla: è normale. Confronta le pagine di ingresso con quelle di prima e cerca quali sono sparite.

    4. 04

      Settimane 5-8

      Il traffico dovrebbe essere tornato al livello precedente. Se non lo è, il problema non si risolverà da solo: vanno riviste le pagine che hanno perso posizioni e verificato che siano raggiungibili e complete.

    Risorse collegate utili

    Domande frequenti

    Quanto traffico si perde rifacendo un sito?

    Con una migrazione gestita, un calo di due o tre settimane seguito dal recupero, e spesso da un miglioramento se la nuova struttura è migliore. Senza gestione dei redirect il calo può arrivare al 40-70% e richiedere da sei mesi a un anno per rientrare, quando rientra.

    Devo cambiare gli URL quando rifaccio il sito?

    Solo se c'è un motivo concreto. Se la struttura attuale funziona, mantenerla elimina in un colpo solo la parte più rischiosa della migrazione. Cambiare gli indirizzi perché la nuova piattaforma li genera diversamente è un rischio assunto senza beneficio.

    Posso reindirizzare tutte le vecchie pagine alla home?

    È l'errore più comune e il più costoso. I motori di ricerca trattano un redirect verso una pagina non pertinente come una pagina non trovata: il posizionamento delle singole pagine si azzera. Ogni pagina va reindirizzata al suo corrispondente reale.

    Per quanto tempo devo tenere i redirect?

    Almeno un anno, e conviene tenerli indefinitamente: non costano nulla e i link da altri siti continuano a puntare ai vecchi indirizzi per anni.

    Quanto costa una migrazione fatta bene?

    Dipende dal numero di URL indicizzate e dalla complessità della mappatura, ma resta una voce contenuta rispetto al progetto. È quella che non va tagliata: un errore qui può costare molto più di quanto si è risparmiato.

    Come faccio a sapere se la migrazione è andata bene?

    Due indicatori in Search Console: le pagine indicizzate devono tornare al numero precedente entro quattro settimane, e le impressioni devono recuperare entro otto. Se a due mesi il traffico è ancora sotto, c'è un problema che non si risolve aspettando.

    Se stai per rifare il sito, la mappa dei redirect va costruita prima, non dopo. Possiamo prepararla partendo dai dati che hai già.

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